CORTILE DI PALAZZO MINA BOLZESI

Via Platina, 66

Ottocentesca residenza nobiliare, Palazzo Mina Bolzesi rappresenta senza dubbio uno degli edifici cremonesi di maggiore spessore artistico.

Il palazzo risale al 1815, quando Gaetano Bolzesi, figlio di noti commercianti dell’epoca, approfittando della soppressione degli ordini religiosi, acquista l’immobile quando era ancora Convento di Santa Marta.

Diversi dubbi sono stati sollevati dagli studiosi sulla paternità del progetto: l’ipotesi più accreditata attribuisce i lavori di costruzione all’architetto svizzero-italiano Simone Cantoni e, alla morte di quest’ultimo, al giovane Carlo Sada il completamento del palazzo.

Il maestoso prospetto è in marmo grigio con impronta particolarmente solenne, data dalla presenza di colonne centrali, lesene laterali e bassorilievi ospitati nel timpano e tra gli intercolunni, che ricordano le gesta di tre illustri cremonesi: il giurista di età augustea Alfeno Varo, l’umanista cinquecentesco Lampridio e l’umanista, poeta e vescovo Marco Gerolamo Vida. Un grande stemma della famiglia Bolzesi imperia nel frontone, mentre tre statue trovano spazio sull’attico di coronamento.

All’interno del palazzo, un portico di controfacciata a tre arcate conduce all’ampio giardino romantico, all’interno del quale spiccano un edificio detto “torre di piacere” e un tempietto di ispirazione classica.

Le decorazioni del Manfredini arricchiscono gli ambienti del palazzo. Al piano terra, nell’ala di destra si trova uno splendido cilco di affreschi a soggetto mitologico, realizzati dal pittore Giuseppe Diotti.

Preziose sculture, assieme a bellissimi dipinti e arredi, hanno fatto di questo palazzo una vera e propria galleria d’arte contemporanea nell’Ottocento. Ad oggi, purtroppo, questo patrimonio non è più visibile poiché per la gran parte è andato disperso.

Attualmente, il Palazzo Mina Bolzesi è proprietà del Seminario Vescovile per lascito testamentario della famiglia Mina-Bolzesi. Per il suo grande valore storico ed architettonico rimane tappa immancabile nell’itinerario dei palazzi cremonesi.

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