CHIOSTRO DI PALAZZO FODRI

Via Fodri, 1

Palazzo Fodri rappresenta uno degli elementi più significativi dell’architettura signorile del Rinascimento lombardo, espressione della dominazione sforzesca che, durante il XV secolo, garantì alla città del ducato una grande espansione urbanistica. Il nome del palazzo cremonese deriva da quello dei suoi antichi proprietari, la famiglia Fodri, esponente della fiorente borghesia mercantile.

Nel 1488 Benedetto Fodri iniziò l’opera di abbellimento e di ingrandimento del palazzo, commissionando a Giovanni Pietro da Rho la creazione dello stemma di famiglia e delle otto colonne marmoree per la nuova sistemazione dell’elegante cortile. Tuttavia, la radicale ristrutturazione dell’edificio avvenne solo due anni dopo, quando fu stipulato con Guglielmo De Lera un dettagliato contratto che impegnava l’architetto cremonese in un radicale ampliamento dei medievali edifici già di proprietà della famiglia Fodri. L’opera fu ultimata nel 1493 e terminò ufficialmente con la costruzione, ad opera dello scultore Alberto Maffiolo da Carrara, del portale d’ingresso frontonato, unico elemento in marmo in mezzo alle caratteristiche decorazioni in cotto tipiche della zona. L’intervento del De Lera riguarda la sistemazione del prospetto e del cortile, capolavoro dell’architettura quattrocentesca locale. La realizzazione di quest’ultimo prende le forme di un loggiato a due ordini, con lesene decorate in cotto e pianta irregolare a trapezio. Il cortile è porticato su tre lati, due dei quali sono retti da colonne, mentre il terzo, quello nel lato di fronte, su pilastrini. La facciata appare semplice e rigorosa nelle forme, scandita da finestre rettangolari sormontate da timpani diritti e, nella parte superiore, da tondi in cotto racchiusi fra due cornici in terracotta di evidente matrice classicheggiante.

All’interno si conservano parti dell’originaria decorazione e due soffitti lignei, le cui trabeazioni recano ancora intere sequenze di tavolette dipinte con ritratti di personaggi illustri del tempo.

Nonostante un’ostentata nobiltà di forme, il Palazzo mantiene la sua natura di “fattoria nobilitata”, provvista di magazzini, cantine e ripostigli secondo l’esplicita volontà del committente.

Nel 1577 l’edificio, acquistato dalle monache Benedettine di S. Maria in Valverde, fu adibito a convento e così rimase fino al 1784, quando si trasformò nella sede del Monte di Pietà. Nel 1930, infine, passò di proprietà alla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde.

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